Spotorno, 1795.

Mentre l'eco della Rivoluzione Francese scuote le corti d'Europa e le truppe del giovane generale Bonaparte si apprestano a valicare i confini liguri, un'altra battaglia, più silenziosa ma altrettanto feroce, si consuma tra i vicoli del borgo marinaro. È la lotta per la sopravvivenza. Vino, Pane e Libertà racconta l'epopea dimenticata di una comunità stremata dalla carestia e dai soprusi, capace di farsi protagonista di una piccola, grande rivoluzione. Una narrazione potente che unisce il profumo della terra, il sapore del riscatto e il vento inarrestabile del cambiamento


23 e 24 novembre 1795 Joseph Bellangé, La battaglia di Loano

La documentazione relativa ai fatti descritti è contenuta negli anni "Criminalium" del Comune di Savona, legaccio n. 24 (numerazione provvisoria), n. due registri e nella filza n. 126, anni 1789/1796 giacenti nell'Archivio di Stato di Savona.

Ricerca di Enrico Bausone

Voce di Lello Ceravolo

Vino Pane...Libertà

La sera dell'ultima domenica di settembre dell'anno 1795 Francesco Robatto detto "Trenta rubbi", Lazzaro Rosso detto "Trippe", suo fratello Bartolomeo e Francesco Musso conosciuto da tutti come "Il fringuellino", tutti di Spotorno e braccianti disoccupati, approfittando che molti paesani erano ancora a passeggio cominciarono ad incitarli gridando che da tempo il "pane da un soldo"(1) era scarso di peso e di pessimo sapore e la colpa era dei ricchi che non pagavano le gabelle e che avevano "rubato i denari alla Comune per maritare con sfarzo le proprie figlie".

In realtà sin dalla primavera il pane acquistato dalla povera gente (quello da un soldo appunto) era poco lievitato, mal cotto e di odore cattivo ("sentiva di paglia") ma questo era dipeso dalle straordinarie contingenze belliche che avevano impedito gli approvvigionamenti di grano costringendo gli stanzieri ed i panificatori ad utilizzare una "meschia alla genovese (una mistura di grano, segale e "mocho"(2) che non poteva fare miracoli.

Era vero inoltre che in quell'anno non si era potuto far pagare le tasse, ma questo non era stato provocato dal fatto che "i ricchi avevano lacerato le pagine dei registri dell'avaria" (come affermava il Robatto), ma dalla decisione dei cancellieri della Curia Civile di trasferire, per sicurezza, i registri catastali nell'archivio di Noli (3)

Comunque poichè affermare di avere fame e che andando dentro le case dei ricchi si sarebbe trovato da mangiare" era per la folla un invito a nozze il Rosso ed i suoi amici si trovarono circondati da un inatteso seguito. Strattonati da una trentina di paesani, del tutto impreparati e perplessi, sul come guidare la rivolta promisero "pane fioretto, vino e libertà per tutti e sull'onda di un entusiasmo generale si diressero verso la casa del Beiso (un bottegaio che vendeva il pane) per sfondargli la porta e prendergli "la moglie Bianchetta, colpevole di affamare il popolo, e spogliatala legarla ad un albero di serse"(4).

Il "Ciumei" (un ragazzo di sedici anni) domandò al Robatto se occorrevano corde e scale e Giacomo Grondona si propose per battere con un tamburo l'allarme generale. Introvabili corde ed attrezzi, la folla arricchitasi intanto di donne e di bambini si mosse vociando verso l'interno del paese intenzionata a raggiungere la canonica per salire sul campanile e suonare "a stromio"(5) le campane. Transitando però davanti alla casa del curato (il Reverendo Giovanni Lottero), una parte dei dimostranti prese a picchiare con dei bastoni alla sua porta. Dalla finestra d'alto apparve la perpetua che grido: "Che volete?", "Pane e denari" le venne urlato dalla strada e subito apparve al balcone il prete che ordinò alla donna: "Portatemi lo schioppo".

La gente corse via nella strada laterale e passando per il vicolo si trovò giusto di fronte la casa del Beiso la cui porta venne presa a calci. Dietro la "ferriata" posta in alto sopra la bottega si fece vedere Teresa, una fantesca, che il Musso ed il Robatto minacciarono: "Aprite o vi spaccheremo la porta".

La donna per nulla intimidita, rispose: "Spaccherete dei cazzi, che volete?", alcuni le urlarono: "Pane e libertà! Abbiamo fame!". La Teresa rispose: "Andate a farvi fottere" poi spari, ma dopo un attimo riapparve e butto nella strada alcuni pezzi di pane.

La folla delusa si stava disperdendo, solo i più tenaci arrivarono alla Parrocchia e a gran voce chiamarono il parroco che comparve dalla finestra e senza dire una parola getto al Musso un sacchetto. Alla luce della luna vennero contati dodici soldi che si decise di andare a spenderli nella "Biscazza della Rosa".(6)

Nell'osteria i dimostranti si vantarono di quello che avevano fatto e la Rosa portando loro del pane e tre amole di vino sentenzio: "Questi denari vi compereranno anche un remo da galera!".

Finirono di mangiare in silenzio. Ormai dei rivoltosi erano rimasti soltanto i due Rosso, il Robatto ed il Musso. Il più giovane dei Rosso si mise a piangere e il fratello cerco di confortarlo, poi si decise di andare a dormire.

La mattina seguente Bartolomo Rosso fu preso in paese dagli sbirri e portato nel carcere di Noli vi resto cinquanta giorni. II fratello Lazzaro, Francesco Musso ed il Robatto scapparono a Loano, dopo una breve latitanza si costituirono a Savona ove furono condannati per sedizione a quattro mesi di galera da scontare nel Maschio della Fortezza.

Nel 1796, quando ritornarono a Spotorno, fu loro narrato che la Teresa aveva fatto parole con la Bianchetta per la cattiva qualità del pane, il Reverendo Lottero era andato sovente a caccia con poca fortuna e dalle parti di Loano un corso, certo Bonaparte, aveva "battagliato e vinto contro gli austrosardi".

Note:

1) II "pane da soldo" era quello di qualità più scadente a prezzo e peso fissato dai censori del comune (gli "stanzieri"), il "pane fioretto" era quello di sola farina e normalmente era consumato dalla clientela abbiente.

2) "Mocho" Antico legume mediterraneo usato principalmente come foraggio

3) Il trasferimento dell'archivio si era reso necessario per proteggere il materiale dalle infiltrazioni di umidità che avevano raggiunto il deposito di Spotorno.

4) Albero di "serse" ossia gelso (morus).

5) "Suonare a stromia" (anche "a stremia") cioè suonare a stormo per far accorrere altra gente.

6) Nel 1790/1795 a Spotorno le osterie in attività erano quella citata di Rosa Giudice, una seconda di Maria Lottero, una terza di Maria Bernarda, una quarta di Barbaretta Berlingeri, una quinta di certa "Caterina detta la Bosticca", infine una sesta gestita da Andrea Peirano.



"O Passagier s'esser servito voi Di buon vino con Grazia vien da noi" (disegno tratto da un catasto onciario del XVIII secolo).

Il Catasto Onciario fu un censimento fiscale introdotto nel 1741 da Carlo III di Borbone, ma era limitato esclusivamente al Regno di Napoli (Sud Italia). Trattandosi di Spotorno, che si trova in Liguria, all'epoca il borgo faceva parte della Repubblica di Genova che non possedeva un Catasto Onciario.